In una settimana sono usciti due miei libri. Due romanzi che escono quasi insieme, ma che hanno alle spalle due storie completamente diverse.
Una vita per l’altraè rimasto nel computer, sotto forma di file, per cinque anni. È il seguito diE domani? Mambo!, uscito nel 2021. In questi cinque anni è stato scritto, cancellato, cambiato, messo da parte, ripreso e poi nuovamente abbandonato.
Poi, dall’inizio di quest’anno, qualcosa in me è cambiato. Ho ritrovato la voglia, la convinzione e forse anche la forza di completare quel libro che molti aspettavano e che in tanti, in questi anni, continuavano a chiedermi.
Un ringraziamento particolare lo devo a Carlo, di Ciesse Edizioni, che ha creduto in questo progetto. Con lui e con Alfredo è iniziato un percorso completamente diverso da quello solitario della scrittura: rilettura, editing, confronto, attesa. E poi la stampa e finalmente la distribuzione. A loro va un grazie particolare. Sincero.
PerIl profumo della pioggia sporca, invece, è stato tutto diverso È stato un percorso veloce, d’istinto. Quasi un bisogno.
Ho scritto il romanzo in meno di due mesi. È un libro a cui tengo in maniera particolare perché racconta, attraverso la finzione narrativa, un periodo molto intenso della mia vita. È stato una valvola di sfogo.
Il bisogno di scrivere, di buttare fuori, tra metafore, personaggi e frammenti di vita vissuta, quel macigno che sentivo dentro. Ed è anche per questo che la scelta di pubblicarlo in autonomia è diventata, a un certo punto, quasi inevitabile.
Avevo presentato il manoscritto all’editore. Dopo averlo valutato, mi era stato spiegato che, per affrontare un normale percorso editoriale, sarebbe stato necessario intervenire: tagliare alcune parti, sistemarne altre, modificare alcuni passaggi e cambiare il finale.
Probabilmente, dal punto di vista strettamente editoriale, sarebbe diventato un romanzo migliore. Ma non sarebbe più stato il romanzo che avevo bisogno di pubblicare.
Il profumo della pioggia sporca, per quello che rappresentava per me, non lo volevo diverso. Lo volevo così. Con i suoi tempi, le sue ciclicità, il suo finale e persino con alcuni dei suoi difetti.
Se per renderlo letterariamente migliore, secondo il giudizio di chi sicuramente ne sa più di me, avessi dovuto modificare profondamente la storia e il modo in cui era nata, allora preferivo assumermi completamente la responsabilità di lasciarla com’era.
E così ho deciso di pubblicarlo da solo. Non sarà un romanzo perfetto. Lo so. Avrà le sue ripetizioni, i suoi dialoghi, i suoi tempi e probabilmente anche qualche imperfezione. Ma è un romanzo estremamente vero. E per me era troppo importante poterlo vedere pubblicato esattamente così come era nato.
Sicuramente è stata una scelta controcorrente. Forse avrà anche infastidito qualcuno, nei modi o nelle motivazioni. Ma non è stata una scelta contro l’editing, contro gli editori o contro le regole del mestiere. È stata una scelta per questo libro.
E oggi mi trovo davanti a due romanzi usciti praticamente insieme Uno ha impiegato cinque anni per arrivare dalla cartella di un computer alla libreria. L’altro meno di due mesi per uscire da me e diventare un libro.
Uno è passato attraverso un editore, un editor, confronti, correzioni, attese e distribuzione. L’altro l’ho accompagnato da solo dalla prima parola fino all’ultima pagina stampata. Due strade quasi opposte.
Eppure, quando li guardo, non riesco a pensare che una sia stata più giusta dell’altra. Erano semplicemente le strade giuste per quei due libri.
Adesso sono lì. Non sono più soltanto due file nel mio computer, due storie nella mia testa o due manoscritti sui quali continuare a cambiare una parola. Sono libri.
E forse è questa la sensazione più strana per chi scrive: arriva un momento in cui devi smettere di mettere mano alla tua storia e lasciarla andare. Da quel momento non è più soltanto tua.
Diventa di chi la apre, di chi la legge, di chi magari sottolineerà una frase che tu avevi scritto quasi senza pensarci. Di chi amerà un personaggio e di chi invece non lo sopporterà. Di chi arriverà all’ultima pagina e resterà qualche minuto in silenzio, oppure chiuderà semplicemente il libro e passerà ad altro. Ed è giusto così.
In una settimana sono usciti due miei libri. Due storie diverse. Due percorsi completamente diversi.
Ma c’è una cosa che hanno in comune. A un certo punto, entrambi, hanno avuto bisogno che io smettessi di trattenerli. E li lasciassi andare.
Luca Sartori

